Racconti dal mondo · Cuba · Maggio 2026
Il serbatoio vuoto
Reinaldo guida un Buick del 1956 che chiama Rosa. Da tre settimane Rosa non si muove. A L’Avana non c’è più benzina.

Le iconiche auto americane degli anni ’50 sono il simbolo di L’Avana. Oggi molte stanno ferme per mancanza di carburante.
Rosa
Mio padre mi diceva sempre che una macchina senza benzina è solo un pezzo di ferro arrugginito. Lo diceva indicando la sua Lada grigia, quella che aveva comprato nel 1987 quando ancora arrivavano i rifornimenti dall’Unione Sovietica. Quella Lada è ancora lì, nel cortile di casa a Centro Habana, e adesso capisco cosa voleva dire. Una macchina ferma non è solo un oggetto inutile: è una promessa che non si può mantenere.
Io guido un Almendron rosa del 1956. Un Buick. Lo chiamo Rosa, come mia nonna. Rosa ha percorso più chilometri di quanti ne abbia mai percorso la maggior parte degli uomini che conosco, e ogni mattina quando scendo le scale di casa e la vedo parcheggiata davanti al portone mi dà ancora un senso di orgoglio stupido e antico. Ma da tre settimane Rosa sta ferma, e io con lei.
Maggio 2026 a L’Avana. Questo mese non lo dimenticherò.
Fonte: Il Post, Euronews, Reuters — maggio 2026
Quattrocentotrenta metri
Le code alle stazioni di servizio
La coda alla stazione di servizio di Boyeros era lunga quattrocentotrenta metri. L’ho misurata a piedi una mattina alle cinque, perché non riuscivo a dormire e non sapevo cos’altro fare. Quattrocentotrenta metri di cofani e paraurti e gente seduta sui gradini delle loro macchine con la faccia di chi ha rinunciato a guardare l’orologio. Ci sono rimasto in fila per undici ore. Alla fine mi hanno detto che era finita. Non la benzina in quel serbatoio, non la benzina in quella stazione: la benzina a L’Avana. In tutta L’Avana.
Non so spiegare bene come ci si sente quando ti dicono una cosa del genere. Non è rabbia, almeno non subito. È qualcosa di più silenzioso. Come quando cade il corrente — e qui cade sempre, ormai ventuno ore su ventiquattro — e per un momento aspetti che torni, come hai sempre fatto, e poi capisci che quella volta ci vorrà più tempo del solito. Un adattamento. Una resa parziale.
Code di ore alle stazioni di servizio dell’Avana, fino all’esaurimento totale del carburante nel maggio 2026.
Jorge e la bicicletta
Il mio vicino Jorge ha un camion e una famiglia di cinque persone. Sua moglie lavora in un policlinico dall’altra parte della città. Da quando Rosa è ferma, Jorge ha cominciato ad alzarsi alle quattro di mattina per portarla al lavoro in bicicletta: undici chilometri all’andata, undici al ritorno, con il caldo che ormai a maggio comincia ad essere serio. Jorge non si lamenta. Jorge non si è mai lamentato di niente, in trent’anni che lo conosco. Ma l’altro giorno l’ho visto seduto sul muretto davanti a casa con gli occhi fissi sul Malecón, e non ho avuto il coraggio di salutarlo.
L’Avana senza traffico è una città che non riconosci. Sembra più grande, e più silenziosa, e in qualche modo più bella — e ti fa sentire in colpa pensarlo. Le strade che percorrevo ogni giorno con Rosa, dal Vedado a Habana Vieja, dal Parque Central fino a Miramar dove stavano i turisti, adesso le attraverso a piedi e le guardo come non le avevo mai guardate. I colori degli edifici che scrostano. Il mare che si vede da ogni angolo.

Senza carburante, le strade dell’Avana si sono svuotate. Il Malecón è tornato quasi pedonale.
Marco da Bologna
Quando i turisti c’erano ancora
I turisti sono quasi spariti. Quando c’erano, quando scendevano dagli aerei con le valigie colorate e gli occhi spalancati su ogni cosa, erano la mia vita. Non nel senso romantico: nel senso letterale, nel senso che pagavano il cibo sulla tavola. Un tedesco, una coppia di italiani, ogni tanto qualche canadese che voleva vedere l’isola autentica. E io guidavo Rosa lungo il Malecón con la brezza che entrava dai finestrini e spiegavo la storia di ogni palazzo, di ogni vicolo, della Rivoluzione che mio padre aveva vissuto da ragazzo e che io avevo ricevuto in eredità come si riceve un mobile antico: con rispetto, con affetto, e con la consapevolezza silenziosa che non sai bene dove metterlo.
L’ultimo turista che ho accompagnato si chiamava Marco. Veniva da Bologna. Era venuto a Cuba dieci anni prima, mi ha detto, e ci era tornato perché non riusciva a dimenticarla. Gli ho mostrato tutto quello che si mostra sempre: la Plaza de la Catedral, il Capitolio, la strada dei musicisti. Ma poi ho deviato, perché sentivo che voleva vedere qualcosa di vero. L’ho portato nel mio quartiere, a Centro Habana, dove i bambini giocano a baseball tra le macchine parcheggiate e le donne si parlano da un balcone all’altro attraverso la strada.
Come fate — mi ha chiesto a un certo punto. Non nel senso pratico: capivo che voleva dire qualcos’altro.
L’isola ci ha insegnato a fare con quello che c’è.
— Reinaldo M., taxista, L’AvanaNon era una risposta intera. Lo sapevo anche allora. Ma era l’unica che avevo.
La Plaza de la Catedral, uno dei luoghi più fotografati de L’Avana, quasi deserta nel 2026.
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La crisi energetica cubana: i dati reali
La crisi del carburante non è arrivata all’improvviso: è arrivata come arrivano quasi tutte le cose brutte, piano piano, con un’accelerazione finale che ti coglie comunque di sorpresa. Da gennaio, quando le nuove restrizioni americane hanno stretto ancora l’embargo e il petrolio venezuelano ha quasi smesso di arrivare, le stazioni di servizio hanno cominciato a razionare. Prima un giorno sì e uno no. Poi tre giorni senza e uno con. Poi quello che è adesso.
Il ministro dell’Energia ha detto alla televisione che non abbiamo assolutamente nulla: benzina, gasolio, combustibile. Lo ha detto con quella voce piatta dei funzionari che devono comunicare cose che non vogliono comunicare. Mia madre che guardava la televisione con me ha spento il televisore a metà frase — non per protesta, ma per risparmiare corrente, che quella sera ne avevamo ancora per un’ora e mezzo e il ventilatore serviva più del telegiornale.

I blackout a L’Avana durano fino a 22 ore al giorno. La città di notte è quasi completamente buia.
Quello che rimane sotto
Ci sono cose che si fanno quando non c’è carburante. Si cammina. Si usano le biciclette che molti avevano abbandonato in garage negli ultimi anni. Qualcuno ha tirato fuori i cavalli — sì, i cavalli, a L’Avana, nel 2026 — e ogni mattina sulla Calzada de Infanta si vedono carri che trasportano frutta e verdura come nelle fotografie di cento anni fa. I medici del policlinico del mio quartiere vengono a piedi. Il camion della spazzatura non passa più da due settimane.
Ma ci sono anche cose che non ti aspetti. La gente parla di più. Senza macchine, senza il rumore dei motori, le strade sono diventate luoghi in cui ci si ferma. Ho visto uomini che non si parlavano da anni ritrovarsi seduti sullo stesso muretto. Ho visto bambini giocare nei posti dove prima passavano le macchine. Ho visto mia madre uscire sul balcone ogni sera e chiamare la signora Ortega di fronte per sapere come stava, cosa che non faceva da prima della pandemia.
Non voglio fare la filosofia della povertà: sarebbe disonesto, e sarebbe offensivo verso chi sta soffrendo davvero. Non c’è niente di romantico in questo. Ma è vero che certe crisi tolgono gli strati, e quello che rimane sotto, a volte, è qualcosa di resistente.

Senza traffico, le strade di Centro Habana sono tornate ai bambini.
Quando torna la benzina
Rosa aspetta. Ogni mattina la guardo e penso: quando torna la benzina, dove andiamo per prima. Ho deciso che la porto sul Malecón all’alba, quando il mare è di quel verde-grigio che non esiste da nessun’altra parte al mondo, e aspetto che passi qualche turista con la valigia e la faccia smarrita di chi non sa ancora cosa lo aspetta. E gli dico quello che dico sempre: Signore, benvenuto a L’Avana. Le faccio vedere la città più bella del mondo.
Non mentirò mai su questo, nemmeno adesso.
Il Malecón all’alba. Per Reinaldo è il posto dove tornerà con Rosa, quando la benzina tornerà a scorrere.
— Reinaldo M., taxista, L’Avana, maggio 2026
Nota redazionale
Racconto narrativo verosimile, non un reportage. Reinaldo è un personaggio di finzione costruito sulla realtà documentata della crisi energetica cubana del maggio 2026. I dati citati — blackout fino a 22 ore, dichiarazioni del ministro Vicente de la O Levy, sospensione voli Air Canada, crollo del turismo a 1,8 milioni nel 2025 — sono verificati su fonti giornalistiche (Il Post, Euronews, Il Sole 24 Ore, Reuters).