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Visita nelle concerie Marocchine di Fez

Le concerie di Fez | Marocco

Eravamo da qualche giorno nella città di Fez, era una mattina come tante, il sole a picco sopra le nostre teste, appena usciti dalla bellissima madrassa di Bou Inania, dove si studiava il corano come propedeutico allo studio delle altre materie, sentiamo il desiderio e la curiosità di andare a vedere le famose concerie. Una rapida consultazione alla mappa, le individuiamo, decidiamo di andarci, altre persone che abbiamo conosciuto hanno preferito scegliere su quelle più famose dettate dal binomio concerie Marrakech. Alla fine la scelta si rivela interessante e costruttiva.
Un lungo percorso nel dedalo di strade strette, alcune anche senza sfondo, che si stagliano davanti a noi, siamo quasi convinti di aver sbagliato strada, quando all’improvviso uno sconosciuto si avvicina e ci chiede se volevamo vedere le famose concerie da una terrazza posta in posizione privilegiata. La faccia del tipo non è molto raccomandabile, un tipo sulla quarantina, un cappello con un logo scolorito di Italia’90, barba fatta ma non perfettamente curata, un tatuaggio sul braccio destro ed uno sul polpaccio sinistro con l’icona della rosa dei venti, decidiamo di ascoltarlo, si prosegue il nostro cammino con la “guida” che ci fa da Cicerone sino al traguardo. Lo assecondiamo perchè pensiamo la strada che avevamo disegnato sulla mappa fosse breve, l’intuito non ci aveva tradito, eravamo veramente vicini all’obiettivo.
Erano solo duecento i metri che ci mancavano al nostro “traguardo”, ci troviamo di fronte ad un negozio come tanti altri, da fuori non si nota niente di particolare, ovviamente sbagliamo visto che a breve ci avrebbe regalato una vista invidiabile. I soliti convenevoli del caso con il capo, sappiamo già che a breve dopo aver rubato con gli occhi e con la nostra macchina fotografica le immagini della conceria saremmo stati sottoposti al tentativo di vendita di uno dei mille oggetti presenti all’interno della sua attività.
Prima di salire la rampa di scale che ci porta al piano di sopra ci danno un rametto con delle foglie di menta, non ne capiamo il motivo, ma dopo diventa evidente il suo uso ed utilizzo.  Saliamo questa piccola rampa di scale, ci affacciamo a questa finestra, sembra di essere all’interno di una bella opera dai mille colori, un caleidoscopio di sfumature, ma non solo visto che le narici vengono stordite da un fortissimo odore di pelli. Avviciniamo il rametto al viso, la menta allevia parzialmente il fetore, adesso risulta chiaro il suo scopo. Quest’ultima si usa nelle concerie per attenuare il forte tanfo maleodorante.
concerie
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Queste ultime possono essere di pecora oppure di cammello, per prima cosa vengono immerse in una miscela di urina di mucca, calce, acqua e sale, completata questa fase le pelli vengono imbevute in fusti contenenti acqua e feci di piccione. Lo scopo di questa ultima, visto il suo contenuto di ammoniaca di ammorbidire la pelle, fino a farla diventare completamente malleabile così da poter assorbire il colore del colorante. Una volta si adottavano coloranti naturali, ad oggi si preferisce usare dei coloranti chimici anche se questo ha peggiorato sensibilmente la qualità del lavoro delle persone che lavorano lì visto che devono convivere in questo ambiente per lunga parte della loro giornata. 
Il cerchio si completa con la visione di un mulo con il suo carico, un uomo si affanna sotto la canicola estiva a scaricare le pelli sporche ed a caricare quelle pulite. In questa arena cangiante dai mille colori, i lavoratori entrano nelle profonde vasche con il livello della tintura sino alla gamba per ammorbidire il capo. 

All’inizio ci perdiamo nella logica di come viene effettuato il lavoro, ma poi se guardi con attenzione ti accorgi che tutto si muove con un filo logico. Dopo il lavaggio delle pelli, gli addetti prendono i capi trattati e li risciacquano, ripulendo le ultime scorie delle pelli ed il tutto viene consegnato ai cucitori per l’inizio della parte finale del lavoro.

concerie pelli marocco
concerie pelli marocco

Una volta completato il loro processo, le pelli si trasformano in borse, babbucce, portafogli, cinture ecc..ecc.. e vendute in una delle tante pelletterie che si possono trovare all’interno della medina. Completato la visita comincia qualche scaramuccia con i bottegai, visto che vogliono venderci uno dei tanti capi esposti. Siamo in territorio a noi angusto, visto che qua i turisti sono solo spettatori di quello che possiamo tranquillamente considerare uno show, spettacolo che secondo le logiche dei venditori deve esser pagato. In qualche modo ci liberiamo, del venditore, anche se dobbiamo lasciare una “mancia” di qualche Euro per non avere ulteriori problemi. Il prodotto delle concerie ha un prezzo.

Risaliamo lungo la medina, nel frattempo le vie si sono affollate di gente, l’odore nel naso non ci abbandona. Siamo molto contenti di aver fatto questa visita perchè ci ha permesso di conoscere e di vedere questa parte di mondo così lontana e cosi sconosciuta agli occhi di un turista europeo.

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